G8 Ambiente: priorità risparmio energetico. Poco spazio per la biodiversità.
Si apre oggi la Seconda giornata del G8 Ambiente di Siracusa, presieduto dal ministro Stefania Prestigiacomo.
Dopo il tema delle basse emissioni di carbonio affrontato nella giornata inaugurale, oggi i ministri affronteranno il tema della biodiversità. Ci si ripropone di arrivare ad una dichiarazione di carattere generale, «Carta di Siracusa», per ribadire l’impegno internazionale del 2010 verso una frenata della perdita della biodiversità biologica. La biodiversità è dal punto di vista ambientale un tema fondamentale, ma solo il 13% degli italiani afferma i conoscerlo. Di certo il G8 non farà carte false per la salvaguardia della biodiversità in considerazione del fatto che non si tratta di una tematica rilevante dal punto di visto economico e anzi, potrebbe rappresentare ingombrante sulle prospettive di sviluppo.
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G8 Ambiente di Siracusa: Stefania Prestigiacomo sceglie le centrali nucleari?
Inizia oggi il G8 Ambiente di Siracusa che fino al 24 aprile ospiterà i ministri dell’Ambiente che cercheranno convergenze sui diversi temi in agenda. Ambiente e salute dei bambini è una tematica su cui USA e Giappone spingono per interventi più incisivi. La Prestigiacomo in rappresentanza dell’Italia ha già lasciato intuire la linea dei suoi interventi, tesi ad accogliere i rilievi propositivi del G8: «Evidenze statistiche confermano che sono proprio i bambini a subire gli effetti più nocivi di fattori di inquinamento che procurano malattie croniche gravissime. Il nostro impegno sarà quello di sostenere le iniziative internazionali volte a ridurre o eliminare l’impatto delle sostanze nocive sui bambini e di proporre studi epidemiologici sulla salute dei minorenni e la loro interazione con l’ambiente».
Permangono aree buie nel confronto tra i paesi membri come si evince dal rinvio al 2010 per fermare la perdita delle specie, dove come ha confermato il ministro, gli impegni «sono stati in parte disattesi... Dobbiamo ripensare una formula per far capire l’importanza di investire sulla lotta contro la perdita della biodiversità». E sulle centrali la Prestigiacomo aggiunge «Dobbiamo investire nel nostro Paese per riconvertire le vecchie centrali con sistemi meno inquinanti... se un impianto inquina meno di quello precedente deve essere autorizzato».
Legambiente chiede al G8 «la volontà di raggiungere un nuovo accordo ambizioso e globale» e il PD Ermete Realacci si augura un cambio di rotta del Governo. Il Wwf intanto improvvisa una manifestazione e chiede «impegni concreti sul clima» e denuncia «pauroso ritardo sulla biodiversità».
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- Video: Il ministro Prestigiacomo favorevole all’energia pulita
- Video: L’ntervento del Ministro Stefania Prestigiacomo al G8 Ambiente di Siracusa
Fusione Fredda, l’insabbiamento dell’esperimento italiano
Il 23 marzo del 1989 all’università dello Utah il professor Martin Fleischmann e Stanley Pons, un suo ex studente, annunciarono la scoperta della fusione fredda. Notizia che fu accolta con entusiasmo soprattutto in considerazione del recente disatro della centrale nucleare di Chernobyl.
La fusione fredda si poneva in contrapposizione rispetto al metodo della fissione nucleare, metodo estremamente più inquinante e pericoloso. Tuttavia i due scienziati non fornirono mai i dettagli necessari per riprodurre la fusione fredda, ne tantomeno fornirono i risultati dei propri esperimenti. Proprio per questo Martin Fleischmann viene emarginato dalla comunità scientifica.
Nel 1999 l’ENEA, sotto la presidenza del premio Nobel Carlo Rubbia, decide di finanziare una ricerca sulla fusione fredda stanziando oltre un miliardo di lire per una ricerca della durata di 36 mesi. Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo ed Emilio del Giudice lavorano all’esperimento teorizzato dal fisico Giuliano Preparata dal 1999 al 2002 quando realizzano il primo esperimento al mondo teso a verificare i meccanismi della fusione fredda. Nell’aprile del 2002 i risultati portano ad una conferma della teoria. L’esperimento era riuscito a stabilire una relazione diretta tra la produzione di calore e l’aumento degli atomi di elio.
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- Video: Il rapporto quarantuno sulla Fusione Fredda
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Il nucleare in Italia: yes we can!
Di Energia Nucleare si è ricominciato a parlarne quando nel secondo semestre del 2008 il prezzo del petrolio aveva abbondantemente superato la soglia psicologica dei 100 dollari a barile, dimenticando forse che il referendum del 1987 aveva sancito l’uscita dell’Italia dal nucleare, fonte energetica che in Europa rappresenta circa il 38 per cento del fabbisogno energetico.
Oggi, a diciassette anni di distanza da quella decisione, il nucleare rientra tra le opzioni possibili per sanare il deficit energetico italiano. Il governo Berlusconi sembra infatti intenzionato a sfruttare questa tecnologia affidandosi ai Francesi per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione. E ancora una volta l’unico strumento di pronunciamento popolare in materia legislativa viene ignorato, e con esso viene ignorata la volontà di quanti si espressero in maniera contraria alla produzione di questa energia sul territorio nazionale. L’8 e il 9 novembre del 1987 più dell’80 per cento degli italiani scelse di votare NO al nucleare.
Ma su cosa votarono realmente gli Italiani?
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