Fusione Fredda, l’insabbiamento dell’esperimento italiano

Il 23 marzo del 1989 all’università dello Utah il professor Martin Fleischmann e Stanley Pons, un suo ex studente, annunciarono la scoperta della fusione fredda. Notizia che fu accolta con entusiasmo soprattutto in considerazione del recente disatro della centrale nucleare di Chernobyl.
La fusione fredda si poneva in contrapposizione rispetto al metodo della fissione nucleare, metodo estremamente più inquinante e pericoloso. Tuttavia i due scienziati non fornirono mai i dettagli necessari per riprodurre la fusione fredda, ne tantomeno fornirono i risultati dei propri esperimenti. Proprio per questo Martin Fleischmann viene emarginato dalla comunità scientifica.
Nel 1999 l’ENEA, sotto la presidenza del premio Nobel Carlo Rubbia, decide di finanziare una ricerca sulla fusione fredda stanziando oltre un miliardo di lire per una ricerca della durata di 36 mesi. Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo ed Emilio del Giudice lavorano all’esperimento teorizzato dal fisico Giuliano Preparata dal 1999 al 2002 quando realizzano il primo esperimento al mondo teso a verificare i meccanismi della fusione fredda. Nell’aprile del 2002 i risultati portano ad una conferma della teoria. L’esperimento era riuscito a stabilire una relazione diretta tra la produzione di calore e l’aumento degli atomi di elio.
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